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analisi 2.0 - 15/Oct/2010


Vi segnalo alcuni interessanti post trovati in rete nelle ultime settimane:

Fantasy Foursquare Turns Into Real World Challenge: Showdown At The Foursquare Corral – visioni sul futuro di 4square nel suo lato business

Google by the numbers [infographic] - un interessante infographic sui numeri del colosso

Freak Out: Google Goggles for the iPhone is Here -goggles finalmente su Iphone

Mozilla Seabird 2D – lo smartphone del futuro targato Mozilla – da vedere!

How 7 Startups Are Building Their Online Communities – interessante analisi su come 7 start up abbiano costruito relazioni durature con gli utenti. Il lavoro più difficile per ogni nuovo progetto

McDonald’s Creates Branded Farmville Farm – il product placement UGC nei social games

Social Media Now More Popular Than E-mail on Mobile Devices [STATS] - SM ormai superano il numero delle mail

Bringing Your Friends to Bing: Search Now More Social – Facebook e Bing insieme per contrastare Google

viral marketing - 16/Sep/2010

Girovagando per la rete alla ricerca di info per alcuni studi che sto conducendo sull’attuale posizionamento di brand sui social media, mi sono imbattuto su diversi studi molto interessanti creati da Engagesciences. Il dubbio che mi sono posto è che se il VM così come lo conosciamo oggi o come lo vendiamo ai nostri clienti sia ancora valido o che porti davvero valore al brand. Vi riporto alcune ricerche.

Studio sul perché gli utenti seguono i brand su Facebook:

In questo studio notiamo come le prime voci di preferenze si riferiscono ad un dare-avere tra le due parti. Salvo i top big super mega brand (Apple, Coca-Cola, Nike), gli altri devono dare qualcosa in cambio e devono ascoltare. In primis, gli utenti vogliono sconti, regali o news.

Il secondo studio, sempre dell’engagesciences, riguarda come e perché gli utenti twitter seguono i brands:

Notate differenze dallo studio su FB? Fondamentalmente no! Questo studio, inoltre, ci rivela che gli utenti twitter sono più attivi dei “normali” utenti (vedi secondo infographic). Ciò significa che una campagna o semplicemente una news su un nuovo prodotto/servizio può diffondersi più velocemente se comunicata su SN come questo (Twitter lo sarà tra giorni dopo l’annuncio della sua nuova veste).

E allora perché ci ostiniamo a chiamare virale ciò che è ormai il normale flusso della comunicazione?

Si chiama Condivisione, Relazione o come da due anni lo cerca di descrivere il MIT Convergence Culture Consortium (C3) : SPREADABLE MEDIA.

Secondo Mike Aruz dell’agenzia Undercurrent

Consumers, both individually and collectively, exert agency in the spreadability model: they are not impregnated with media messages; they select material that matters to them from the much broader array of media content on offer. They do not simply pass along static content; they transform the content so that it better serves their own social and expressive needs. Content does not remain in fixed borders but rather it circulates in unpredicted and often unpredictable directions, not the product of top-down design but rather of a multitude of local decisions made by autonomous agents negotiating their way through diverse cultural spaces.

fonte su Mikearauz.com

Il contenuto è quindi dinamico e diventa rilevante solo se considerato interessante dall’utente che lo condivide che lo trasforma nel momento stesso in cui semplicemente lo condivide. Un esempio può essere la condivisione di un link su facebook. Un commento dell’utente come titolo è già considerata una trasformazione del contenuto.

Ma dov’è il problema del VM?

Un video commerciale può trasformarsi in diverse cose una volta aver raggiunto gli utenti. Può diventare uno spoof, può far nascere delle discussioni parallele al prodotto, brand o servizio, può creare proteste ma nella maggiorparte dei casi morirà tra i milioni di video di Youtube. Semplicemente perché non risulta interessante all’utente nè tanto meno questo messaggio può assumere una forma dinamica.

Lo sanno tutti coloro che leggono queste righe: viviamo in una società in OVER Information. Troppe info che non possono essere supportate dall’uomo. Nessuno ha voglia di condividere un video solo perché il cliente ha detto “fammi girare questo video virale”.

Chi segue vuole quindi “be engaged and entertained”. Quante delle campagne su cui lavorate o vedete nella rete lo fanno veramente?

Di seguito un infographic su come Viral Marketing e Spreadable possono funzionare:

Il principio di Pareto 80/20 , spesso utilizzata in modo fin troppo creativo nel web, quando viene applicato ad internet e alle sue dinamiche è a mio avviso da rivedere. La maggiorparte degli utenti non avrà un blog attivo ma, attraverso i SN prendono parte attivamente alla creazione e condivisione di contenuti. L’utente medio uploada foto, condivide link, commenta, invita i propri amici alle applicazioni da lui ritenute interessante.

Stiamo assistendo ad un veloce cambiamento degli assi. Il Viral Marketing da strategia non convenzionale sta mutando in una normale azione mainstream all’interno della rete. Si comprano spazi video, post sui blog e spazi all’interno dei SN. Creare una comunità sul brand X o Y, renderla attiva, longeva creando valore per entrambe le parti, è un compito di spreadability.

Lo Spreadable Media è una teoria che si sta evolvendo in questi mesi attraverso studi, ricerche e seminari. per saperne di più potete visitare i seguenti link:

http://www.convergenceculture.org/weblog/spreadable_media/

http://www.mikearauz.com/2009/03/thoughts-on-spreadable-media-parts-3.html

http://henryjenkins.org/2009/02/if_it_doesnt_spread_its_dead_p.html

http://www.fastcompany.com/blog/sam-ford/conversation-convergence/spreadable-media-cure-viral-marketing

analisi 2.0,facebook - 25/Aug/2010
Uno degli articoli più interessanti di questi giorni su Advertising Age è quello scritto da Jeff Neff intitolato “What happens when Facebook trumps your brand site?”

In effetti mentre tutto il mondo media sta parlando della guerra geolocalizzata che Facebook ha dichiarata a Foursquare, Gowalla e Google, questo articolo ci mostra come, in maniera vertiginosa, il numero di fan cresce su facebook creando relazioni “informali” tra brand e utenti.

Coca Cola cresce ad un numero vertiginoso di +90k giornaliero mentre Sturbucks che si muove anche su altri fronti quale Foursquare cresce a quasi 80k giornaliero.
Facebook, inoltre, sta catalizzando sempre più traffico a suo interno a scapito dei siti personali dei brand a scapito però di una maggiore interazione brand/utente; un esempio è il caso Pampers.com, passato in poco meno di un anno da 1,1 mln di utenti mensili a 560k. Il calo è però dovuto anche ad una errata strategia e-mail.
Se volete vedere il cambiamento  di numero di fan in un anno vi ho messo a disposizione la:

Top 50 Facebook Pages 2009

View more presentations from Willis Wee.
Se vi rimane un pò di tempo potreste dare un’occhiata anche a queste interessanti strategie:
social,viral - 23/Jul/2010

Da qualche giorno sto lavorando ad una campagna Nike davvero interessante. I brand hanno capito da tempo che il presente è social ma, la maggiorparte di questi non ne capisce le dinamiche nè tantomeno le strategie da mettere in atto.

Naturalmente un brand come Nike sta utilizzando su internet molto i social media facendo partecipare i propri utenti (vale dire fan) alle campagne che mette in atto. Write the future per i mondiali appena trascorsi è uno degli esempi meglio riusciti di questo anno dove gli utenti potevano votare chi per loro sarebbe stato il Protagonista del mondiale..  anche se tutti i big testimonial sono stati eliminati prima delle semifinali..

Sullo stesso filo rosso social la Nike ora propone un contest per l’uscita delle nuove Lunarglide 2. Il concorso prevede la customizzazione della scarpa sul sito di NIKE ID e la pubblicazione su Facebook dove gli utenti possono votare quella a loro più gradita.

Tra quelle più votate ci saranno 8 persone che vinceranno un viaggio a Portland, visiteranno la sede Nike, i design Studios e avranno un allenamento personalizzato con gli esperti e coach Nike.

In combinazione con la campagna è uscito anche un video dove due writers customizzano una sneaker Lunarglide tutto montato in stop motion:

In Italia a questo concorso è stato affiancata l’apertura della Fan Page ufficiale di Nike Running. Il contest porta quindi beneficio non solo alla brand image di Nike che ormai è considerata un top brand nel social, ma anche utenti che hanno la possibilità di iscriversi e seguire Nike e il suo settore Running.

analisi 2.0 - 7/Jul/2010

Sono particolarmente felice che un mio articolo sia ospitato su uno dei più importanti blog di comunicazione e marketing: lavoro che si sta sempre più consolidando nel mercato del lavoro ma che troppo spesso viene confuso o addirittura non capito dal mercato stesso.

di seguito l’articolo L’ozio creativo del Freelance : http://www.womarketing.netsons.org/senza-categoria/1701/bemyguest-viral-avatar-lozio-creativo-del-freelance/

buona lettura

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Altro articolo ospite questa volta sul blog di Young Digital Lab, “Network dei migliori giovani professionisti nel campo dei social media, società di formazione e consulenza sulla comunicazione ai tempi del Social Web” ideato da Michele Polico alla quale sono orgoglioso di far parte.

Il post si intitola I banner? Solo se creativi e interattivi! ed è un’analisi sulla qualità e l’utilità (assai poca) dei banner in una rete che diventa sempre più sociale. Nell’articolo analizzo due casi di successo del banner: Burger King e AT&T che con l’Augmented Reality sono riusciti a creare dei banner creativi, interattivi e per effetto buzz anche sociali.

di seguito l’articolo : http://www.youngdigitallab.com/creativita/i-banner-solo-se-creativi-e-interattivi/

Young Digital Lab lo trovate anche su Facebook qui: http://www.facebook.com/#!/YoungDigitalLab?ref=ts